One Piece non è mai stato solo un manga per ragazzi: cosa nasconde davvero Oda da 25 anni

One Piece è uno di quei manga che milioni di persone hanno letto per anni senza mai davvero fermarsi a guardare oltre le battaglie epiche, i frutti del diavolo e la ricerca del leggendario tesoro. Eppure, sotto la superficie di quest’opera, Eiichiro Oda ha costruito qualcosa di molto più denso: una critica politica e sociale precisa, coerente, portata avanti per oltre 25 anni di serializzazione con una visione che pochi autori possono vantare.

La bandiera di Che Guevara nello studio di Oda non è un dettaglio trascurabile

Partiamo da un fatto documentato: nello studio di Eiichiro Oda campeggia una bandiera di Che Guevara. Non è un oggetto decorativo messo lì per caso. È una dichiarazione d’intenti. Chi conosce bene la sua opera sa che le sue simpatie politiche influenzano la narrativa di One Piece fin dalle primissime saghe. La struttura portante della storia è semplice quanto rivoluzionaria: un gruppo di persone che si unisce per sfidare il potere costituito. Il Governo Mondiale non è mai presentato come un’istituzione neutrale o benevola. È corrotto, violento, al servizio dei potenti e a danno dei più deboli. I Mugiwara non sono semplici pirati in cerca d’avventura: sono, a tutti gli effetti, dei rivoluzionari.

Dittatura e abuso di potere: Oda non usa metafore velate nelle saghe principali

Scorrendo gli archi narrativi di One Piece, la critica politica è tutto tranne che sottile. Crocodile ad Alabasta, Doflamingo a Dressrosa, Orochi a Wano: ogni villain principale rappresenta una forma diversa di dittatura e abuso di potere. Non si tratta di antagonisti generici da sconfiggere per far progredire la trama. Ogni saga è una lezione su come il potere, quando non risponde al popolo, diventi inevitabilmente oppressione. L’esempio di Wano è forse il più esplicito di tutti: Orochi devasta la terra con le sue fabbriche, inquina l’ambiente, sfrutta la popolazione. Oda dipinge un quadro che chiunque riconoscerebbe immediatamente come una critica feroce all’industrializzazione selvaggia e al capitalismo predatore.

Franky beve Cola: il messaggio anticonsumista più brillante del manga

Uno degli esempi più ironici del pensiero di Oda riguarda Franky, il cyborg carpentiere della ciurma. Franky funziona a cola, uno dei simboli più riconoscibili del consumismo globale. Ma la scena in cui scopriamo questo dettaglio non è affatto celebrativa: dal frigo vengono lanciate acqua e succo di frutta, bevande naturali che semplicemente non funzionano. Solo la cola fa girare il meccanismo. Il messaggio è cristallino: la macchina ha bisogno di cola, non l’essere umano. È un contenuto anticonsumista e salutista confezionato con ironia e leggerezza, ma il senso è impossibile da ignorare per chi vuole coglierlo.

One Piece è solo avventura piratesca o critica politica mascherata?
Solo avventura per ragazzi
Critica politica profonda
Entrambe le cose
Non avevo mai notato nulla

Inclusività e diritti umani in One Piece: avanti anni luce rispetto alla cultura pop

One Piece tocca anche temi di inclusività sociale con una naturalezza disarmante. Personaggi come Ivankov, che rompe ogni schema di genere con totale libertà espressiva, e Mr. 2 Bon Clay sono rappresentazioni di diversità inserite nel manga in un’epoca in cui certi argomenti erano ancora largamente tabù nella cultura pop mainstream. Oda non li ha trattati come eccezioni o come elementi di rottura volutamente provocatori: li ha semplicemente messi lì, come parte naturale del mondo che stava costruendo. Ed è proprio questa naturalezza a rendere il messaggio ancora più forte.

  • Critica alla dittatura: presente in quasi ogni saga principale, da Alabasta a Wano
  • Ecologismo: evidente nella devastazione industriale di Orochi nell’arco di Wano
  • Anticapitalismo: simboleggiato dalla metafora della Cola di Franky e dal Governo Mondiale
  • Inclusività e diritti umani: rappresentati con naturalezza da Ivankov e Bon Clay

Dopo l’episodio 600 One Piece cambia dimensione: politica e società al centro

Se sei tra quelli che hanno abbandonato One Piece nelle prime saghe pensando fosse un manga per ragazzini, sappi che la profondità tematica dell’opera cresce in modo netto con il passare degli archi narrativi. Dopo l’episodio 600 la storia entra in una dimensione completamente nuova, in cui i temi politici e sociali diventano ancora più centrali e articolati. Oda ha costruito in oltre due decenni un’opera che è, a tutti gli effetti, una critica politica mascherata da avventura piratesca. Che tu condivida o meno le sue posizioni, una cosa è difficile da negare: One Piece non è mai stato soltanto intrattenimento. Sin dal primo capitolo è sempre stato qualcosa di molto più grande.

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